•Cris•Pinzauti• LIVE in Florence

Written by  on ottobre 3, 2015

Opening act for MANTRA @ Full Music Club in Florence 09/10/2015

MANTRA + BLACK evento

BLACK recensione/review n#20 by ROCK SHOCK (ita)

Written by  on agosto 19, 2015

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REVIEW by Nicola Noemi

Black: un titolo, una promessa. Una full immersion nell’unplugged del fiorentino Cris Pinzauti, classe 1971. Cantautore, ma anche tribute singer (Iron Maiden, non si scherza!).

Sì, il nero dell’anima è il tema. Ma, qui, la domanda da porsi riguarda la scelta di genere con cui rendere un argomento tanto duro: l’artista opta per un acoustic rock che abbandoni l’attributo elettrico per lasciarsi trasportare da suoni più morbidi di chitarra e basso acustici.

L’attacco è The Devil in the Closet, una composizione di suoni che aprono la porta (esatta riproduzione) ad una voce pulita che gioca sui bassi. L’effetto deep travolge anche My Black is Back, proponendo un loop interessante. Seppur debba essere una ninna nanna, sfido chiunque ad addormentarsi sulle note di The Vampire’s Lullaby: pioggia, tuoni e risate psichedeliche accompagnano una melodia angosciante degna di un horror. Geniale lo stacco tra questo tormentoso brano e quello che segue, Forever Yin Forever Yang, in cui l’atmosfera si carica di vibrazioni.

Il perfetto connubio tra l’incisività del rock e la delicatezza dell’unplugged regalano un sound decisamente intrigante ed elegante dove protagonista è il dialogo accordi-testo. Here’s a desert that starts from your doorstep / and you call it life recita la prima traccia, e il mood del disco può risolversi in queste parole. D’altra parte c’è un invito a reagire reso da Wasted Years degli Iron Maiden e riproposto da Pinzauti in una cover acustica, che scioglie un mix di suoni forti in una melodia più semplice ma di fedele ispirazione rock.

La vivida influenza delle musiche di Neil Young, Johnny Cash, Peter Gabriel e Tom Waits, apparentemente slegate tra loro, procede lungo i ventisei minuti di durata del disco. Si tratta di musica morbida tra le cui note viaggia un messaggio chiaro e tutt’altro che spensierato.

La reattività è ripresa nell’ultima traccia, il cui motivo entra subito in testa: if rock is dead, we are Zombie Attack!

Voto 7/10 (3,5/5)

BLACK recensione/review n#19 (by Gianni Della Cioppa)

Written by  on agosto 2, 2015

BLACK Cover Front 2015 BIANCO bis

CRIS PINZAUTI
‘Black’
(Red Cat, 2015)
Messosi in luce con i travolgenti hard rock’n’rollers Devil’s Mojito, Cris Pinzauti qui sveste i panni di pelle e cuoio, per indossare gli abiti vintage di un folk singer d’annata, celebrando Johnny Cash, Bob Dylan e Tom Waits, con un suono morbido e bluesy, cantando con una voce convincente, piccole storie intrecciate su pochi accordi acustici. Non c’è solo fascino ma anche sostanza in ‘The Devil In The Closet’ e l’emozionata ‘Wasted Years’.

(gdc)

•Cris•Pinzauti• in “BLACK live!”, 3 Agosto 2015

Written by  on luglio 19, 2015

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Opening Act per I GATTI MEZZI

THE SCARECROWS: Paolo Loppi – Guitar, Marzio Pinzauti – Bass & Backing Vocals, Marco Barsanti – Drums, Cris – Lead Vocals & Guitar

 

 

 

BLACK recensione/review n#18 (made in Poland)

Written by  on luglio 6, 2015

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Review by Artur Chachlowski

Dziś mam w ręku krótki akustyczny krążek urodzonego w 1971 roku artysty pochodzącego z Florencji. Cris Pinzauti to gitarowy samouk i uzdolniony kompozytor od najmłodszych lat udzielający się w rozlicznych projektach (najbardziej znane to Suzy Q i Devil’s Mojito). Od ponad 10 lat działą jako solista, występuje często na scenie jako typowy “one man band” grając na gitarze, śpiewając i wspomagając się elektronicznymi urządzeniami budującymi niezbędny podkład i loopy. Tak też powstał jego najnowszy album zatytułowany “Black”. Ale trzeba zaznaczyć, że do studia Cris zaprosił kilku zaprzyjaźnionych muzyków, dzięki którym to, co słyszymy na tej płycie nie jest zwykłą napakowaną elektroniką dźwiękowa papką, a żywym akustycznym graniem. Dość przyjemnym. W sam raz na gorące toskańskie wakacje…

“Black” to 8 niezbyt długich kompozycji (cała płyta trwa ledwie pół godziny), w których słychać fascynację Pinzautiego twórczością Neila Younga, Toma Waitsa, po części także Petera Gabriela, a nawet Johnny Casha. Choć to typowo brzmiące gitarowo-akustyczne granie, to trzeba zwrócić uwagę na to, że nasz bohater proponuje bardzo mrocznie i bardzo tajemniczo brzmiącą muzykę. Tematyka krótkich piosenek Pinzautiego mówi o ciemnych stronach ludzkiej psychiki i egzystencji. Już same tytuły mówią wiele: “The Devil In The Closet”, “My Black Is Back”, “The Vampire’s Lullaby” czy “Zombie Attack”. No i trzeba przyznać, że zderzenie tej mrocznej tematyki z akustycznym graniem robi intrygujące wrażenie. Ale trzeba do tego odpowiedniego nastrojenia…

Tak, czy inaczej, “Black”  to po prostu dobry rockowy album, bez udziwnień, z prostymi piosenkami, ale i też utrzymany w niepokojącym nastroju.

TRAD.

Oggi ho in mano un piccolo album acustico,di un artista proveniente da Firenze, classe 1971.
Cris Pinzauti è un chitarrista autodidatta e compositore di talento, fin dai suoi primi anni si forma con numerosi progetti (i principali Suzy Q e Devil’s Mojito).
Da circa 10 anni si muove come solista, spesso sul palco come tipico “one man band” con chitarra, voce e l’ausilio di pedali per i Loop ed i Backing Vocals. Così ha creato il suo ultimo album “Black”.
Ma va notato che in studio Cris ha invitato un certo numero di musicisti amici, in modo che ciò che sentiamo in questo disco non è un normale full lenght zeppo di elettronica, ma ha un suono vivace di chitarre acustiche. Molto piacevole.
Giusto in tema per una calda vacanza in Toscana …

“Black” è diviso in 8 composizioni non particolarmente lunghe (l’intero album prende appena mezz’ora), dove è possibile ascoltare il fascino di Pinzauti per le opere di Neil Young, Tom Waits, ma anche Peter Gabriel e Johnny Cash.

Anche se si tratta di un disco dai timbri acustici, è altresì necessario prestare attenzione al fatto che il nostro eroe propone una musica molto scura e un suono molto misterioso.
Il tema delle brevi canzoni di Pinzauti è il lato oscuro della psiche umana e dell’esistenza.  I titoli stessi dicono molto: “The Devil In The Closet”, “My Black Is Back” e “Vampire’s Lullaby” e “Zombie Attack”.

Beh, devo ammettere che lo scontro fra temi oscuri e il suono della chitarra acustica fa un effetto intrigante.
Ma lo si deve ad un incastro ben centrato.

In un modo o nell’altro, “Black” è solo un buon album di rock, senza fronzoli, con canzoni semplici, ma che ti pongono in uno stato d’animo inquietante.

16 luglio 2015, BLACK live!

Written by  on giugno 24, 2015

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BLACK recensione/review #17 by LEGACY (germany)

Written by  on giugno 7, 2015

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TRAD.

“Quando viene tolta la corrente, tutto diventa Nero – almeno così sembra riferirci la teoria di Cris Pinzauti, il quale costruisce il suo nuovo album quasi esclusivamente con chitarre acustiche e semplici percussioni.

“Black” è però diverso da un disco puramente ‘unplugged’ dalle consuete lusinghe e ciò lo dimostra tra l’altro l’audace, ma assolutamente riuscita versione di ‘Wasted Years’ degli Iron Maiden.

Il compositore italiano costruisce anche del rock sfrenato, come ‘Forever Yin, Forever Yang’ e l’orecchiabile ‘Zombie Attack’.

Purtroppo il full lenght, rallenta per un po’  il passo con ‘The Vampire’s Lullaby’.

Ma i brani rimanenti di questo disco hanno tutti senza dubbio un potenziale da hit e meriterebbero l’attenzione del pubblico internazionale.

Chi interpreta così genialmente il repertorio di Harris [ma il brano è di Adrian Smith N.d.T], merita anche un applauso in un ambito ben superiore.”

VOTO 11/15

BLACK recensione/review #16 by METALGLORY (Germany)

Written by  on maggio 27, 2015

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REVIEW by Christoph

“Cris Pinzauti è italiano, originario di Firenze e ormai non è più un’incognita nella sua patria.  Dall’hard rock al metal ha esplorato pressappoco tutto, ma ha un’affinità elettiva con il rock acustico. In questi tempi, dove tutto è solo questione di ‘più veloce’, ‘più alto’ e ‘più lontano’, un album simile è una vera delizia.

Registrato con soli strumenti acustici, le canzoni infondono un incanto eccezionale. Anche quando nella maggior parte delle canzoni si parla del nostro lato oscuro, l’argomento viene sottratto all’oscurità per lo più dalla sua voce penetrante e da una chitarra formidabile.

Il polistrumentista ha messo tutto il suo talento in questo album, sfortunatamente di soli 26 minuti. Dimostra poi con forza le sue radici nell’incredibile ed affascinante cover di “Wasted Years” degli Iron Maiden.

Chiunque voglia concedersi per una volta, un album diverso, lontano da tutto il “baccano”, dovrebbe approfittare di questa occasione.

Conlusione: uno ottimo cambiamento.”

Buona la prima! Pics from CASTELLANO-PINZAUTI LIVE!

Written by  on maggio 24, 2015

Ottimo esordio del duo Giacomo Castellano e Cris Pinzauti…un muro di suono!

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Brand new video: WASTED YEARS

Written by  on maggio 12, 2015

BLACK recensione/review n#15 da parte di RAW & WILD (ita)

Written by  on maggio 8, 2015

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Review by G.F.Cassatella

“Cris Pinzauti (Suzy Q e Devil’s Mojito), artista a tutto tondo fiorentino, ci regala un album molto bello. Incipit alla Mollica a parte, mi preme sottolineare come Black sia un disco che ci riconcilia con la musica, quella fatta in modo semplice, ma che al contempo risulta incisiva. Suonato completamente dallo stesso Cris, che si è occupato delle chitarre acustiche, dei bassi acustici e delle percussioni, Black è un viaggio nero e ironico in otto tappe (tra cui la cover di “Wasted Years” dei Maiden). La ricetta si rifà a un certo rock-folk americano, Neil Young, James Taylor e Tracy Chapman, senza dimenticare Johnny Cash (il titolo è in suo onore?). Canzoni buone da ascoltare in macchina durante un lungo viaggio (magari più volte, visto che l’album ha un minutaggio abbastanza contenuto), un ottimo modo per staccare la spina. Solo spensieratezza? No, ed è questo il bello. Perché i temi trattati sono oscuri, quasi in contrasto con i suoni soffusi e caldi. In questo lavoro che da sempre fanno parte dell’immaginario rock vengono trattai in modo scanzonato e ironico. A dar man forte a Pinzauti sono intervenuti alcuni ospiti, Marco Di Maggio (Di Maggio Connection), Francesco Bottai (Articolo 31 e Irene Grandi), Marzio Pinzauti e Iacopo Meille (Tygers Of Pan Tang, General Stratocuster and The Marshals e Mantra). Black è la dimostrazione che nel rock basta poco per tirar fuori grandi opere, senza dover necessariamente ricorrere a sofisticati escamotage compositivi. Viva la semplicità!
Voto: 8/10″

BLACK recensione/review n#14 by Music On TNT (ita)

Written by  on maggio 5, 2015

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by LORIS GUALDI

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Dark days are haunting me…

L’esperienza si vede e si sente. Cris Pinzauti, deus ex machina dei Susy Q e Devil’s Mojito, arriva a dare fiato al suo solo project (promosso dalla Red Cat Promotion) virando su marcate impostazione acustiche, in cui voce e sei corde fondono loop ed emozioni ponderate e per certi versi oscure, proprio come suggerisce il titolo del full lenght.
Black, infatti, sembra voler modulare le espressioni melanconiche ed intimiste del suo autore, aiutato, nel dipanarsi delle strutture armoniche, da alcuni interessanti cameo, atti a definire al meglio sfumature già delicate. Un acquarello cupo e dimensionato, in cui eccellono l’uso percussivo delle toniche e i ricami riusciti di una voce avvolgente ed innegabilmente ammaliante.
I giorni oscuri raccontati da Pinzauti sono però ben lontani dalla forma delineata dai Coal Chamber, ergendosi mediante liriche dirette e ragionate, che accolgono l’ascoltatore attraverso otto tracce da cui emerge una straordinaria versione di Wasted Years. La canzone scritta da Adrian Smith mantiene viva la verve iniziata con le venature Police di My Black is Back e l’overture The devil in the closet . La traccia iniziale, infatti, appare sin da subito come una sorta di anthem emotivo da cui l’autore estrae una riuscita ed avvolgente struttura, interposta tra sampler, cantautorato e pure rock.
Il fingerpick veloce anticipa l’aurea Bon Jovi di Down, semplice incrocio tra hard rock e spezie iberiche, e la delicatezza strumentale di The vampire’s Lullaby, separata in due suite, delicatamente sezionate da un sapore narrativo e visionario.
La calda voce dell’artista emerge infine con ardore, grazie al timbro graffiato, tra mefistofeliche risate e venature horrorifiche pronte a con(fondersi) con il marchio espressivo di Forever Yin Forever Yang, la cui ritmica coinvolgente e trainante pare strizzare l’occhio ai musical anni ’70, mediante un curioso gioco di suoni e parole, fiume espressivo pronto a gettarci tra le note dell’abbraccio emotivo di Zombie attack.

Un disco dalle forti influenze d’oltreoceano che, mediante impudenza, freddezza e contraddizioni, colpisce nel segno, lasciando il marchio a fuoco di una derivata divergenza rock.”

BLACK recensione/review n#13 by METALWAVE (ita)

Written by  on aprile 27, 2015

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BLACK recensione  by METALWAVE

Review by Wolverine

“Lavoro solista in chiave all acoustic per il fiorentino Cris Pinzauti che ci svela con questa sorprendente esecuzione un esempio della propria sensibilità artistico-compositiva. Il disco dal titolo “Black”, contenente otto brani tutti interamente realizzati e suonati personalmente con l’aiuto sporadico di qualche amico, tra cui anche quello di suo fratello Marzio, da adito al fatto che trattasi di un piacevole e tranquillo lavoro dove l’essenziale è la regola. In effetti, le song realizzate, tra cui spicca anche una splendida cover degli Iron Maiden “Wasted Time” eseguita tutta in acustico, hanno una durata complessiva di circa ventisei minuti che vengono assorbiti rapidamente e che lasciano quella sensazione di entusiasmo proprio per la semplicità dello stile compositivo adottato dell’autore che trae ispirazione da personaggi abbastanza insoliti tra loro quali Johnny Cash, Neil Young, Peter Gabriel generando una sorta di Rock che in sostanza, una volta terminatone l’ascolto, fa subito venire la voglia di riproporlo. Quanto alle tematiche trattate, diverse e varie tra loro, spaziano tra la paura, l’abbandono, il sesso clandestino, il cinismo e, ovviamente, come ripreso dallo stesso titolo dell’album, dal lato oscuro della nostra vita. Si parte con l’intro “The devil in the closet” dal quale si percepisce un buon fraseggio di chitarra come anche nella successiva “My black is back” dove, dal tenore canoro del Pinzauti, emerge la voglia di fare ma fare con il cuore e con la mente non con l’obiettivo prefissato di realizzare l’album della propria vita; ed è proprio questo il bello: ciascuna canzone realizzata ha una durata molto limitata e questo a riprova del fatto che il musicista vuole farci assaporare l’essenzialità del proprio tocco e della propria espressività compositiva che non ha certo bisogno di strafare per dimostrare qualcosa che, al contrario, viene pacificamente raggiunto lasciando quell’impressione giusta e corretta nell’ascoltatore. Tra i brani emerge la sensazionale realizzazione di “Wasted Years”, cover interpretata nella sua essenza con un tocco acustico sorprendente e con un’altrettanta bravura canora. Con “Down” invece si assapora una melodia realizzata con un bel arpeggio e con un ottimo ritmo percussivo innescato dal basso acustico. “The vampire’s Lullaby” brano suddiviso in due parti dove, la prima, strumentale da assaporare sotto il portico durante una sottile pioggia e la seconda, invece, ulteriormente arricchita dal cantato quasi un po’ inquietante ma che lascia un evidente segno dell’animo dell’ascoltatore. Sorprendente è invece la successiva “ Forever yin Forever Yang” brano più animato che grazie anche alla presenza del chitarrista Marco di Maggio diventa un qualcosa di sorprendente per la completezza dei fraseggi acustici e la ritmica coinvolgente. Il disco si conclude con “Zombie Attack” dove si anticipa cosa succederà un giorno quando il rock morirà e saremo vittime di un’ invasione da parte degli zombie; in questo brano, sempre realizzato espressivamente in maniera assolutamente eccelsa, troviamo Iacopo Meille alla voce che, in maniera quasi divertita, dà dimostrazione di sdrammatizzare ulteriormente l’eventuale, ma più che altro sin troppo fantasiosa, prospettiva di invasione dal risveglio dei morti. Un album che nel complesso arricchisce mentalmente e musicalmente; se ne consiglia l’acquisto!”

BLACK recensione/review n#12 by ARISTOCRAZIA-WEBZINE (ita)

Written by  on aprile 27, 2015

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BLACK recensione / review by ARISTOCRAZIA-WEBZINE

Review by MOURNING

“Cris Pinzauti è un artista nostrano attivo da anni all’interno della scena. Qualcuno potrebbe già conoscerlo tramite i Suzy Q, fondati insieme al fratello Marzio, o i Devil’s Mojito, ma in questa occasione è lui in prima persona che si racconta, attraverso gli otto brani di rock acustico che vanno a comporre il debutto da solista “Black”.

Quando ci sono da sfornare dischi semplici ma di classe, l’Italia ha sempre il suo bel che da dire. La prova di Pinzauti rientra infatti in quella categoria di lavori che ti colpiscono subito, in quanto in grado di unire a una composizione da cantautore navigato l’animo del rocker malinconico e un po’ dannato. Mi ritrovo così immerso nell’ascolto di pezzi coinvolgenti come “The Devil In The Closet” e “My Black Is Black”, la frizzantina “Forever Yin Forever Yang” e “The Vampire’s Lullaby”, in possesso di due identità; la prima parte, quella strumentale in versione metal, potrebbe tranquillamente essere stata partorita dal Jeff “Rambo” Waters di “Alice In Hell”, cosa che apprezzo moltissimo, mentre la seconda sezione tira fuori una vena alla Tom Waits pronunciata e affascinante.

“Black” contiene ancora una pregevolissima e personalizzata cover di “Wasted Years” dei Maiden di “Somewhere In Time”, mentre la conclusiva “Zombie Attack” ci ricorda che — nel caso il rock fosse morto — staremmo sotto assedio dei non morti: «If is rock dead, we are a Zombie Attack». Scenario che di certo non dispiacerebbe ai patiti di George A. Romero.

Cris Pinzauti dà la possibilità di staccare la spina dall’alimentazione a base di metallo e lo fa senza mai strafare. Con tutta probabilità questa sua bravura nel rendersi appetibile riuscirà a intrattenervi gradevolmente, sia tramite l’utilizzo di un supporto fisico che apprezzandone tale dote in sede live. Come prima prova è davvero niente male.”

 

BLACK recensione n#11 di Garage Radio.it (by Zia Rock & Zio Rock)

Written by  on aprile 11, 2015

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Cris Pinzauti con il suo album “Black” finalmente, affronta la sua musica in versione acustica. Tutto il percorso scaturisce dalla sua grande esperienza di live in molti locali. Diciamo finalmente, perché ci sembra naturale che sia arrivato ad esprimersi attraverso l’acustico,  tutti noi lo stavamo aspettando e ne sentivamo il bisogno. Cris Pinzauti riesce a far vedere la sua anima più intima , fra sonorità diverse e originali affrontando i suoi brani con dolcezza e con sensibilità. Una grande ispirazione gli viene dai testi che lui scrive, questo diavolo chiuso in uno stanzino (The devil in the closed) era inevitabile che prima o poi uscisse fuori e lo obbligasse ad affrontare le sue paure e a superare le varie difficoltà del momento che ha affrontato con uno splendido gusto e  con grande coraggio. Come succede anche nella vita di tutti noi, grazie a questa presenza ingombrante, riusciamo a tirar fuori la parte più profonda e sensibile ma anche quella più oscura e misteriosa. Diventa l’intermediario che ci permette di esorcizzare tutte le nostre paure e ci stimola a reagire rischiando anche di scoprire realtà nascoste che non sapevamo di avere. L’intero album e’ interamente eseguito da Cris che oltre a suonare le chitarre acustiche, suona il basso acustico e percuotendo la chitarra in vari modi,  trova le sonorità più congeniali per i diversi brani. Una bella impronta viene lasciata da alcuni colleghi musicisti che sono: Marco di Maggio, Jacopo Meille, Francesco Bottai e Marzio Pinzauti. “ Black” è un percorso attraverso l’anima, sensibile, molto curato a livello sonoro,  una grande sfida che Cris ha superato brillantemente. L’intero album  arriva in maniera immediata all’orecchio di chi ascolta, che viene immerso in atmosfere diverse, originali e viene catapultato in un mondo magico. Non si può non ammirare questo “diavolo” di Cris, artista misterioso e sorprendente che ci ha regalato melodie nuove, eseguite in maniera impeccabile e cantate con una versatilità che ci cattura e che e’ il frutto di uno studio e di una ricerca accurata dentro se stesso.

Noi consigliamo  l’ascolto di questo cd inserendo inoltre i  brani di “Black” nella programmazione di Garage Radio.

La Zia e lo Zio Rock Dj

 

LINK REVIEW

BLACK – Recensione n#10 di POWERMETAL (Germania) / Review n#10 by POWERMETAL (Germany)

Written by  on aprile 11, 2015

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Review by Marcel Rapp

“Qualitativ hui, quantitativ naja…

Nun, da ist Herrn Pinzauti ein schönes, allerdings recht kurzes Stück Musik gelungen. Für sein Solo-Album “Black” hat sich der 1971 in Florenz geborene CRIS PINZAUTI einiges einfallen lassen, ohne dabei zu dick aufzutragen. Zwar wurde der aktuelle Achtteiler lediglich mit Akustikgitarren, einem Akustikbass und einigen Percussions aufgenommen, doch in den Stücken steckt weitaus mehr, als man zunächst vermuten mag. Einflüsse von NEIL YOUNG, PETER GABRIEL und JOHNNY CASH sind auf “Black” allgegenwärtig.

So vereint der Italo-Rocker gefühlvollen Rock, leichte Alternative- und Country-Elemente mit lässigen Blues-Klängen mit seiner Akustikgitarre und hat mit ‘The Vampire’s Lullaby’ und ‘Forever Yin Forever Yang’ überdies auch einige Stücke im Repertoire, die Musikliebhabern ein warmes Gefühl in der Magengegend verschaffen. Gemeinsam mit Marco Di Maggio, Francesco Bottai und seinem Bruder Marzio Pinzauti legt Cris sehr viel Herzblut und südländisches Temperament in seine Stücke, ohne dabei auch nur ansatzweise in die Langeweile abzudriften. Dies ist leider jedoch auch der recht kurzen Spielzeit von nicht einmal 27 Minuten geschuldet – ein wenig mehr “value for money” wäre durchaus wünschenswert gewesen. Dafür hat PINZAUTI abschließend mit ‘Zombie Attack’ eine kleine Überraschung für TYGERS OF PAN TANG-Fans bereit, konnte er für dieses Werk doch Jack Meille ins Boot holen.

So ist “Black” summa sumarum ein qualitativ gutes, da erfrischend abwechslungsreiches, akustisches (Hard-)Rock-Album mit Herz und Verstand geworden. Leider ist das Internet in Sachen Informationen über CRIS PINZAUTI genauso wenig ergiebig wie, wenn wir einmal pingelig sind, die Spielzeit von “Black”.

TRAD.

Molta qualità, poca quantità…

Ebbene, al Signor Pinzauti è riuscito un bel lavoro musicale, per quanto abbastanza breve.

Per il suo album solista “Black”, il fiorentino nato a Firenze nel 1971, si è fatto venire una buona idea, ma senza appesantirla troppo.

Anche se l’attuale otto-pezzi è stato registrato solo con chitarre acustiche, un basso acustico ed alcune percussioni, nei pezzi c’è molto di più di quello che si poteva inizialmente immaginare.

Le influenze da Neil Young, Peter Gabriel e Johnny Cash sono onnipresenti in “Black”. Il rocker italiano unisce quindi il rock pieno di sentimento, quello alternative, quello leggero ad elementi country e suoni blues volutamente trascurati con la sua chitarra acustica. Inoltre con i pezzi da repertorio come “The Vampire’s Lullaby” e “Forever Yin Forever Yang” procura agli amanti della musica, una calda sensazione allo stomaco. Insieme a Marco Di Maggio, Francesco Bottai e suo fratello Marzio Pinzauti, Cris mette nel suo lavoro moltissimo cuore e temperamento meridionale, anche senza mai iniziare a scivolare nel noioso. Questo purtroppo è dovuto anche al breve tempo di durata di neanche 27 minuti; un po’ più di ‘rapporto qualità-prezzo’ sarebbe stato proprio auspicabile. [In Germania il CD “BLACK costa circa 20 euro, a differenza dei 10/12 dell’Italia N.d.T.] Così, con Zombie Attack a concludere, Pinzauti ha preparato una sorpresa ai fans dei Tygers Of Pan Tang, tirando sulla barca per questo lavoro Iacopo Meille.

In conclusione, “Black” è quindi un album acustico (hard)-rock di buona qualità e piacevolmente variegato, con cuore ed intelletto. Sfortunatamente in fatto di informazioni su Cris, internet è altrettanto poco abbondante come, volendo essere un po’ pignoli, la durata di “Black”.”  voto 7,5

•Cris•Pinzauti• a GERONIMO SPACE su “garage radio.it”

Written by  on aprile 6, 2015

Mercoledì 8 Aprile 2015
…su Garage Radio.it ospite di Zio Rock e Zia Rock a GERONIMO SPACE, dalle 22:00
Diretta streaming su www.garageradio.it

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•Cris•Pinzauti• live at FAQ (Grosseto, Italy)

Written by  on marzo 31, 2015

Cris in BLACK “LIVE” at FAQ (grosseto, Italy) April 2, 2015

FAQ

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Recensione n#9 di BLACK su Stereo Invaders

Written by  on marzo 21, 2015

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REVIEW by Phsycotron

“Rock da camera, acustico, vellutato ed elegante quello messo in essere dal musicista fiorentino Cris Pinzauti.

Con all’attivo la militanza in band come Suzy Q e Devil’s Mojito, Cris ha recuperato l’originario amore per un progetto autarchico e intimo, imbracciando chitarre acustiche (usate anche in modo percussivo) e bassi acustici, per dipanare un album fatto esclusivamente di emozioni e vibrazioni non elettrificate.

Un lotto di songs sempre gradevoli, arrangiate in modo molto fine e garbato, che conservanmo comunque un’anima rock (ma ne abbandonano la vena un po’ sbruffona) e che piazzano comunque la sorpresa che non ti aspetti, la rivisitazione in questa chiave del classico dei Maiden “Wasted Years”.

“Black” mette in mostra le pregevoli qualità compositive del chitarrista fiorentino, calsse 1971, l’album riesce nell’impresa di scorrere rapido e guizzante senza annoiare mai, nemmeno i più rockers più intransigenti.

Ad impreziosire le trame ordite da Pinzauti arrivano ospiti di riguardo come il fratello Marzio (compagno nei Suzy Q), Iacopo Meille dei Tygers Of Pan Tang, Francesco Bottai (Articolo 31 ed Irene Grandi Band) e Marco Di Maggio (Di Maggio Connection).”

Recensione n#8 di BLACK su Metallized

Written by  on marzo 21, 2015

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By Saverio Comellini

“Leggerezza e superficialità sono due termini che spesso vengono usati come sinonimo l’uno dell’altro, ad indicare un qualcosa di poco approfondito, che resta in superficie, non entra nel merito delle questioni e preferisce giocarsi su luoghi comuni; oppure, ancora, una scarsa comprensione della situazione che si ha attorno che porta ad atteggiamenti sconsiderati e fuori luogo. Eppure, se poi si va a guardare nei fatti, le due parole possono anche possedere delle accezioni ben diverse. Mentre la superficialità non può che avere una connotazione negativa, per la quale nessuna salvezza o comprensione è possibile, con “leggerezza” si può benissimo anche intendere tutt’altro, con una accezione assolutamente positiva: ovverosia, la capacità di dire anche cose molto importanti e molto profonde, senza per questo ricorrere a fuochi d’artificio retorici o appesantendo l’esposizione oltre un limite tollerabile pur di far passare un messaggio. Con leggerezza si possono dire cose di un valore immenso, esplorare vizi e virtù, mettere alla berlina comportamenti e consuetudini. Un buon esempio di questo, potrebbe essere il cinema di un gigante come Charlie Chaplin o di ottimi cineasti nostrani come Steno e Dino Risi, ad esempio.
Cris Pinzauti è un noto musicista, cantante e autore dell’underground fiorentino. Il suo lavoro come solista o come membro di band quali Devil’s Mojito e Suzy Q ha ormai raggiunto il lungo corso di qualche decade e questa sua prima uscita discografica come solista arriva quindi in un preciso momento di crescita e maturazione personale e artistico. Non è il lavoro di un virtuoso dello strumento e nemmeno di un giovane di belle speranze alla ricerca di un proprio spazio e di una propria cifra stilistica. Come tutte le opere prime possiede però freschezza e perfino qualche ingenuità o, per meglio dire, qualche piccola scossa di assestamento non perfettamente raggiunto. Pinzauti suona praticamente tutti gli strumenti e canta quasi interamente le tracce qui contenute, presentando qua e là degli ospiti essenziali allo sviluppo del brano. Non si tratta di una parata di “ospitoni” pagati per apparire su un CD come specchietti per le allodole, ma di amici che partecipano e danno un contributo musicale proprio e vero all’opera del compositore. Perché qui, come detto, non stiamo valutando il lavoro di un chitarrista che mette in mostra le proprie qualità tecniche sperabilmente con qualche melodia accettabile e capace di far deglutire il malloppo all’incauto ascoltatore, ma un album nel vero senso della parola, composto da musica e parole, melodia, cuore e senso.

Il registro prescelto è quello dell’esibizione in acustico. Il che comporta degli arrangiamenti essenziali, per quanto assolutamente funzionali al brano, e una durata media delle canzoni piuttosto ridotta; tanto che, alla fine dell’ottava e ultima traccia, il contatore indica ventisei minuti e ventidue secondi. Una scelta ben precisa che toglie inutili orpelli ai brani, ridotti alla loro essenza e pienamente riconducibili alla forma canzone non più lunga di quattro minuti. A livello di scelte compositive, invece, se il tutto resta riconducibile nel grande alveo del rock, è innegabile che lo spettro indagato sia piuttosto variegato e raccolga suggestioni provenienti dal rock’n’roll, dal sound sessantiano della west coast, quanto da un repertorio cantautoriale americano di ampio raggio. Il viaggio è lungo e articolato, pur nella sua breve durata e così non è difficile riscontrare delle atmosfere western piuttosto che folk, in un contesto lirico in realtà piuttosto dark, come suggeriscono i titoli dei brani. Innegabile che qua e là si avvertano le influenze di musicisti quali Tom Waits e Neil Young, ma alla fine quello che colpisce non sono tanto i riferimenti sparsi qua e là, come ad esempio il testo di Zombie Attack, composto quasi interamente da titoli di brani significativi che ben indicano il background musicale diPinzauti, ma la sua capacità di adattare se stesso –in particolare per quanto riguarda il registro vocale- e la propria musica alle diverse atmosfere dei brani. Vocalmente il musicista non possiede un timbro indimenticabile o particolare tecnica vocale, ma lo sforzo interpretativo resta lodevole, così come la volontà di mettersi al servizio dei brani al meglio delle proprie possibilità, con un risultato centrato e piacevole. Scendendo nel dettaglio dei brani è abbastanza difficile non rimanere aggrappati alla melodia del singolo My Black Is Back, perfetto nel suo aprire ufficialmente l’album dopo l’introduzione di The Devil in the Closet, con una valida costruzione delle chitarre. Nel contesto si inserisce anche la riuscita e particolare cover di Wasted Years degli Iron Maiden, resa credibilmente in veste acustica, appena rallentata rispetto all’originale e decisamente più breve, ma capace di dare un ulteriore spaccato della personalità musicale dell’artista. Arriva a questo punto uno dei brani più riusciti del disco, se non forse il più bello in assoluto: Down è un brano dall’incedere quasi pop, sommesso e malinconico, dalla melodia ben costruita, sulla quale si inseriscono i commenti dell’ospite Francesco Bottai alla chitarra acustica solista, che donano un flavour quasi flamenco alla canzone. Altro punto forte senza dubbio e la più movimentata Forever Yin Forever Yang, che presenta l’ospitata graditissima di Marco Di Maggio, semplicemente il più grande chitarrista rock’n’roll nazionale e non solo, che col suo stile inconfondibile e dall’elevato tasso tecnico, caratterizza una traccia che arriva al momento giusto e rilancia il disco verso la chiusura. In primis, una sentita Hellbound Train, storia di un abbandono cantata col giusto trasporto; infine, la citata Zombie Attack, altro brano di punta del disco grazie anche alla divertente costruzione lirica (if rock is dead, we are a zombie attack!), che si segnala per la presenza di Iacopo Meille (Tygers of Pan Tang, Mantra) alla voce, il quale come di consueto non fa mancare la propria classe superiore. Nel mezzo la curiosa e inquietante The Vampire’s Lullaby, divisa in due parti, la prima strumentale e la seconda cantata, la quale si presenta come un palese omaggio a Tom Waits e alla sua inconfondibile vocalità, bagnata da alcool, sigari e zolfo luciferino.

Come dicevamo in apertura, tra leggerezza e superficialità può e deve esistere una bella differenza. Black non è uno di quei dischi che cambieranno la vita a chi lo ascolterà, né che cambieranno la storia della musica. Non è il disco di un virtuoso e non è nemmeno il disco di un cantautore, è l’opera di un musicista e compositore dall’evidente esperienza e rodata capacità, che ha messo insieme un lotto di brani ben costruiti e congeniati, suonati e registrati con evidente divertimento e altrettanto evidente voglia di dire la propria, arrivato ad un certo punto della propria esperienza artistica. C’è dell’ottima musica tra questi solchi, gli omaggi dovuti a chi ha contribuito a costruire una identità musicale e molto del personale di chi ha composto e registrato il tutto. La chiave di lettura è quindi quella della leggerezza e del coinvolgimento, dell’omaggio e dello sguardo rivolto contemporaneamente al passato e al futuro. La profondità arriva in realtà forse più dai testi che dalla musica, che si presenta fin troppo variegata e forse manchevole di una regia complessiva rigorosa, come di un colpo vincente. Eppure, sarà forse anche per la durata, ma questo è il classico disco che si può ascoltare a ripetizione e non stanca. Segno evidente che il tutto non è stato concepito e realizzato con superficialità e che di sostanza, pur senza mai calcare la mano, se ne trova eccome.”

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