BLACK recensione/review #16 by METALGLORY (Germany)

Written by  on maggio 27, 2015

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REVIEW by Christoph

“Cris Pinzauti è italiano, originario di Firenze e ormai non è più un’incognita nella sua patria.  Dall’hard rock al metal ha esplorato pressappoco tutto, ma ha un’affinità elettiva con il rock acustico. In questi tempi, dove tutto è solo questione di ‘più veloce’, ‘più alto’ e ‘più lontano’, un album simile è una vera delizia.

Registrato con soli strumenti acustici, le canzoni infondono un incanto eccezionale. Anche quando nella maggior parte delle canzoni si parla del nostro lato oscuro, l’argomento viene sottratto all’oscurità per lo più dalla sua voce penetrante e da una chitarra formidabile.

Il polistrumentista ha messo tutto il suo talento in questo album, sfortunatamente di soli 26 minuti. Dimostra poi con forza le sue radici nell’incredibile ed affascinante cover di “Wasted Years” degli Iron Maiden.

Chiunque voglia concedersi per una volta, un album diverso, lontano da tutto il “baccano”, dovrebbe approfittare di questa occasione.

Conlusione: uno ottimo cambiamento.”

Buona la prima! Pics from CASTELLANO-PINZAUTI LIVE!

Written by  on maggio 24, 2015

Ottimo esordio del duo Giacomo Castellano e Cris Pinzauti…un muro di suono!

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Brand new video: WASTED YEARS

Written by  on maggio 12, 2015

BLACK recensione/review n#15 da parte di RAW & WILD (ita)

Written by  on maggio 8, 2015

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Review by G.F.Cassatella

“Cris Pinzauti (Suzy Q e Devil’s Mojito), artista a tutto tondo fiorentino, ci regala un album molto bello. Incipit alla Mollica a parte, mi preme sottolineare come Black sia un disco che ci riconcilia con la musica, quella fatta in modo semplice, ma che al contempo risulta incisiva. Suonato completamente dallo stesso Cris, che si è occupato delle chitarre acustiche, dei bassi acustici e delle percussioni, Black è un viaggio nero e ironico in otto tappe (tra cui la cover di “Wasted Years” dei Maiden). La ricetta si rifà a un certo rock-folk americano, Neil Young, James Taylor e Tracy Chapman, senza dimenticare Johnny Cash (il titolo è in suo onore?). Canzoni buone da ascoltare in macchina durante un lungo viaggio (magari più volte, visto che l’album ha un minutaggio abbastanza contenuto), un ottimo modo per staccare la spina. Solo spensieratezza? No, ed è questo il bello. Perché i temi trattati sono oscuri, quasi in contrasto con i suoni soffusi e caldi. In questo lavoro che da sempre fanno parte dell’immaginario rock vengono trattai in modo scanzonato e ironico. A dar man forte a Pinzauti sono intervenuti alcuni ospiti, Marco Di Maggio (Di Maggio Connection), Francesco Bottai (Articolo 31 e Irene Grandi), Marzio Pinzauti e Iacopo Meille (Tygers Of Pan Tang, General Stratocuster and The Marshals e Mantra). Black è la dimostrazione che nel rock basta poco per tirar fuori grandi opere, senza dover necessariamente ricorrere a sofisticati escamotage compositivi. Viva la semplicità!
Voto: 8/10″

BLACK recensione/review n#14 by Music On TNT (ita)

Written by  on maggio 5, 2015

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by LORIS GUALDI

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Dark days are haunting me…

L’esperienza si vede e si sente. Cris Pinzauti, deus ex machina dei Susy Q e Devil’s Mojito, arriva a dare fiato al suo solo project (promosso dalla Red Cat Promotion) virando su marcate impostazione acustiche, in cui voce e sei corde fondono loop ed emozioni ponderate e per certi versi oscure, proprio come suggerisce il titolo del full lenght.
Black, infatti, sembra voler modulare le espressioni melanconiche ed intimiste del suo autore, aiutato, nel dipanarsi delle strutture armoniche, da alcuni interessanti cameo, atti a definire al meglio sfumature già delicate. Un acquarello cupo e dimensionato, in cui eccellono l’uso percussivo delle toniche e i ricami riusciti di una voce avvolgente ed innegabilmente ammaliante.
I giorni oscuri raccontati da Pinzauti sono però ben lontani dalla forma delineata dai Coal Chamber, ergendosi mediante liriche dirette e ragionate, che accolgono l’ascoltatore attraverso otto tracce da cui emerge una straordinaria versione di Wasted Years. La canzone scritta da Adrian Smith mantiene viva la verve iniziata con le venature Police di My Black is Back e l’overture The devil in the closet . La traccia iniziale, infatti, appare sin da subito come una sorta di anthem emotivo da cui l’autore estrae una riuscita ed avvolgente struttura, interposta tra sampler, cantautorato e pure rock.
Il fingerpick veloce anticipa l’aurea Bon Jovi di Down, semplice incrocio tra hard rock e spezie iberiche, e la delicatezza strumentale di The vampire’s Lullaby, separata in due suite, delicatamente sezionate da un sapore narrativo e visionario.
La calda voce dell’artista emerge infine con ardore, grazie al timbro graffiato, tra mefistofeliche risate e venature horrorifiche pronte a con(fondersi) con il marchio espressivo di Forever Yin Forever Yang, la cui ritmica coinvolgente e trainante pare strizzare l’occhio ai musical anni ’70, mediante un curioso gioco di suoni e parole, fiume espressivo pronto a gettarci tra le note dell’abbraccio emotivo di Zombie attack.

Un disco dalle forti influenze d’oltreoceano che, mediante impudenza, freddezza e contraddizioni, colpisce nel segno, lasciando il marchio a fuoco di una derivata divergenza rock.”